La leggenda della pastissada de caval: un piatto nato sul campo di battaglia
Approfondiamo
Ci sono piatti che raccontano molto più di una ricetta: racchiudono secoli di storia, abitudini popolari, resilienza e un legame profondo con il territorio. La pastissada de caval, per esempio, simbolo della cucina veronese, nasce sul campo di battaglia nel 489 d.C. ed è diventata nel tempo una delle espressioni più autentiche dell’identità gastronomica del Veneto.
La battaglia, la fame, l’ingegno: come nacque la pastissada
La storia affonda le sue radici nella battaglia tra Teodorico, re degli Ostrogoti, e Odoacre, re degli Eruli, combattuta nei pressi di Verona. Dopo la vittoria di Teodorico, il campo fu lasciato disseminato di cavalli caduti. In un’epoca segnata dalla carestia e dalla povertà, la popolazione veronese si trovò davanti a una scelta difficile: lasciare che quelle carni andassero sprecate, oppure trovare un modo per recuperarle.
Così, secondo la leggenda, nacque la pastissada de caval. La carne venne tagliata a pezzi e messa a marinare nel vino rosso, con l’aggiunta di spezie e verdure per renderla più saporita e conservarla più a lungo. Dopo ore di lenta cottura, la carne risultava tenera, profumata e gustosa. Un piatto nato dalla necessità che, nei secoli, è diventato patrimonio gastronomico della cucina scaligera e simbolo di ingegno popolare.
La ricetta originale: un punto di forza nel menù
Proporre la pastissada de caval all’interno del proprio menù significa quindi dare spazio a un piatto identitario, profondo e carico di significato. La sua preparazione richiede tempo e cura, ma restituisce al cliente un’esperienza unica, capace di raccontare la storia attraverso il gusto.
La versione più fedele alla tradizione prevede l’utilizzo di spezzatino di carne equina, battuto leggermente e tagliato a pezzi regolari. In casseruola, si fa rosolare la cipolla affettata con olio extravergine d’oliva, poi si aggiunge una passata di pomodoro setacciata, lasciandola insaporire.
A questo punto si unisce la carne, la si sala e pepa, e si lascia cuocere per una ventina di minuti a fuoco moderato. Il passaggio chiave è la sfumatura con un vino rosso corposo, come il Valpolicella: una volta ridotto, si aggiungono le verdure tritate (carota, sedano, cipolla) e le spezie tipiche della ricetta antica, come alloro, chiodi di garofano e, a piacere, un pezzetto di cannella.
La cottura prosegue lentamente, a fuoco basso e con il coperchio, per almeno tre ore. Il risultato finale è uno spezzatino cremoso, profondo, avvolgente, perfetto da servire con polenta morbida o altri contorni rustici che sappiano raccoglierne il sugo e amplificarne il gusto.
Coppiello: la materia prima che rende autentica la tradizione
Per realizzare una pastissada all’altezza delle aspettative dei clienti, è fondamentale partire da una carne equina di qualità, selezionata con cura e pensata per questo tipo di preparazione. Coppiello propone spezzatino di equino lavorato artigianalmente, con tagli ideali per la cottura lunga, garantendo morbidezza, resa e gusto costante.
Ogni fase della lavorazione avviene nel rispetto della filiera, con attenzione alla sicurezza alimentare e alla qualità. Coppiello è quindi il partner ideale per ristoranti e gastronomie che vogliono offrire piatti veri, legati alla storia e capaci di distinguersi anche nella cucina contemporanea.
Proporre la pastissada de caval con carne Coppiello significa non solo servire un piatto buono, ma raccontare una storia antica che continua a vivere, cucchiaio dopo cucchiaio.
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